venerdì 22 luglio 2011

E che mensa universitaria sia


Non avevo avuto l’opportunità di provarlo, quando io frequentavo l’Università la mia Facoltà non aveva la mensa, ci si arrangiava in pizzetteria o un panino da casa e sperando che ci fosse il sole potevamo gustarci il lauto pranzo su delle scale in una piazza poco distante. Quando mi hanno detto mesi fa che l’Università che avevo frequentato per 5 anni si era attrezzata con mensa e bar interno, ho pensato di doverlo al mio stomaco, in primis, ma nondimeno ai miei anni a base di carboidrati e maionese.





La spesa esigua, tre portate o poco più con acqua nemmeno 12€. Questo il menù che abbiamo scelto (per la cronaca eravamo in tre) gnocchi al sugo, insalata di farro, tortino patate e tonno e una mozzarella. Il più deludente? L’insalata di farro (tra l’altro dovevo aspettarmelo), la cottura era un po’ gommosa e poca fantasia nei condimenti, o meglio avranno usato quello che avevano in cucina; l’insalata nasce proprio con questo scopo no? Insomma analizzare i piatti uno ad uno rischierei di essere banale, perché com’era logico aspettarsi il cibo è da mensa, quindi senza infamia e senza lode. Apprezzabile l’idea di non dover mangiare più a pochi metri da un parcheggio, utilissima l’idea di poter bere un caffè (non quello della macchinetta) senza dover uscire alla ricerca di un bar. Voto finale? Non credo di poterlo dare, troppe varianti in ballo. La mensa era quasi vuota, non so se per gli esami eminenti o per la cucina, buona parte delle persone sedute accanto a me avevano scelto la macedonia di frutta, magari era quello il pezzo forte, e in ultimo, per quanto la compagnia fosse delle migliori sto colla luna storta e il sole quasi in leone (parola di Fox) pare che debba ancora aspettare un po’ poi comincio a vedere le cose da un punto di vista attendibile …